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martedì 10 febbraio 2009

Oggi silenzio, ma domani...

Oggi 4 minuti e 33 secondi di 'silenzio', ma da domani ecco cosa imporrà una risposta...

Che branco di mascalzoni questi gentiluomini che si dicono laici
da Il Foglio del 9 febbraio 2009, pag. 1

di Giuliano Ferrara

Che branco di mascalzoni questi gentiluomini. Ci dicono pagani, golpisti, sfruttatori del dolore, mestatori nel torbido, autori di uno scempio. Questi che si dicono laici e che sono soltanto relitti del vecchio familismo amorale degli italiani, specie quando recitano il coro vomitevole di papà Beppino e di una nichilistica libertà di coscienza per giustificare l`eliminazione fisica di una disabile, una esecuzione degna dei nazisti. Secondo loro, un piccolo popolo che ha finalmente trovato a Udine un boia asettico e clinico, saremmo noi a usare il corpo di Eluana. Noi che lo vorremmo in pace, quel sinolo di anima e corpo che appartiene a una cittadina adulta e titolare del diritto alla cura e alla vita; loro che lo hanno sequestrato alle suore misericordine di Lecco e lo hanno gettato in una tetra stanza dove decine di volenterosi carnefici piagnoni lo affamano e lo assetano in reverente obbedienza a una sentenza definitiva. Alla faccia della moratoria contro la pena di morte, quel grido ipocrita della società abortista ed eutanasica ed eugenetica, quel gesto simbolico invocato contro le sentenze definitive di condanna a morte che ora viene rimproverato a noi, che vogliamo una moratoria anche per la Englaro, da questi sepolcri imbiancati. Sarebbe il governo a fare un colpo di stato contro la Costituzione e il diritto. Bugiardi che non sono altro, calunniatori e mistificatori: è un quindicennio che i Defanti e i Mori e gli altri paranoici dell`eutanasia, insieme con i tiepidi testamentari biologici, fanno campagna sul corpo di Eluana Englaro. Una campagna disgustosa. Atrocemente sentimentale. Una campagna pubblica dissimulata nelle sordide cautele della pietà privata simulata. Che fa leva sulla paura della gente, sul pregiudizio ignorante in materia di disabiliti, sulla spregevole indifferenza verso la carnalità pulsante, respirante, anelante della vita umana, quell`indifferenza morale che si dispiega nella società che loro amano, quella dell`aborto, dell`eugenetica, della distruzione della vita per migliaia e milioni di embrioni, dei protocolli che uccidono i down come le spine bifide. Lo avevamo detto, con il professor Ratzinger, che in questo secolo si giocherà sulla vita la battaglia della ragione e del buonumore. Non pensavamo che ci saremmo trovati tanto presto, a queste tristi latitudini, di fronte a un protocollo costituzionale di morte per disidratazione. Non pensavamo che una generazione postideologica sarebbe rifluita tanto facilmente negli imperativi dell`etica nullista, e che questo vecchio popolo di sinistra sfregiato dalla distruzione della vita, della famiglia, della maternità, del sesso, dell`amore coniugale, dell`educazione, della cultura e della cura sarebbe riuscito a imporre una cappa di consenso coatto, totalitario, tale da portare in piazza gente che lotta contro la carità cristiana e la laica cura ippocratica dei malati, e che si prosterna di fronte all`idolo della morte. E un orrore funesto assistere a questa immonda accademia, uno schifo senza speranza.

venerdì 6 febbraio 2009

A futura memoria

Riporto quanto ha scritto avant'ieri Adriano Sofri su Repubblica, che condivido parola per parola.
A futura memoria.

Quante parole si sono consumate. "Rispetto", per esempio. Consumata, abusata. "Rispetto, ma...". E poi Vita, e Morte. Come si chiamerà l' assassinio quando si sia chiamata "mano assassina" quella di un medico, di un infermiere? Come si chiamerà la pena di morte quando si sia dichiarata "condanna a morte" la possibilità di lasciare riposare in pace una esistenza irreparabilmente spezzata? Che vocabolario si potrà condividere quando si siano chiamati "volontari di morte" uomini e donne che per professione e vocazione salvano e curano vite fin oltre la ragionevole speranza? Non si illudano, coloro che si sentono difensori della Vita, e hanno proclamato gli altri adepti della Morte. Non è stato questo il punto, non lo è, non lo sarà. C' è una scelta che vuole sequestrare le persone a se stesse, e una che le vuole lasciare responsabili di sé. Chi ha sostenuto il signor Englaro in tanti anni non ha voluto altro che questo. Che fosse riconosciuto che nessuno avrebbe potuto decidere meglio di lui e di sua moglie, che ricordano e immaginano la volontà della loro figlia, finché ebbe una volontà. Qui corre la differenza che vorrebbe lacerare la coscienza di un paese. Da una parte, rispetto vero e vero affetto per qualunque esito si voglia per sé e per i propri cari - un' assistenza a oltranza, senza alcuna riserva e alcuna scadenza, o la rinuncia e la fine. Dall' altra, in nome di un' assolutezza, l' imposizione di una via forzata, a costo del trafugamento dei corpi e del sequestro delle persone. Al costo di trasformare un acquisto della cura - la nutrizione artificiale - in alimentazione forzata per volontà di Dio e legge dello Stato. I cittadini italiani che stanno dalla parte di Beppino Englaro sono tanti, incomparabilmente più numerosi di quelli che si raccolgono a gridare "assassini" al passaggio di un' ambulanza, o di quell' uno che si concede la bravata di sdraiarsi sul cofano dell' ambulanza. Non basterebbe questo, non basta essere maggioranza, e stragrande maggioranza, per stare dalla parte buona. E c' è sia in loro che negli altri rispetto vero, affetto e compassione veri. Quello che decide è l' immedesimazione nella vicenda di quella famiglia. Che cosa vorrei per me, che cosa vorrei per le persone che amo? E qualunque risposta particolare dia a questa domanda, c' è una cosa che non posso volere: che altri, autorità di ogni rango, ministri dello Stato e della Chiesa e della Scienza, mi esproprino della mia libertà di vivere e di morire. È perfino buffo che si deprechi la presunta sfrenatezza "individualista" di questa strenua volontà. Non si vive soli, e sarebbe piuttosto il sequestro di una legge o di un macchinario a far morire soli. Il chiasso delle convinzioni assolute e delle invasioni dei corpi non impedisce di avvertire questa nuova consapevolezza. La politica ci arriva tardissimo e malissimo, persuasa com' è stata per antica tradizione che la propria lussuosa competenza sia l' incompetenza, e che bazzecole come nascita e morte, malattia e dolore fossero affari di preti e di medici, o tutt' al più di radicali. Ma è questo uno degli ambiti in cui le persone sono molto più avanti: perché le persone si ammalano, conoscono l' odore degli ospedali, si improvvisano infermieri, sanno che cosa vuol dire diventare così vecchi, si stringono, ragazzi coi motorini, nell' anticamera di una rianimazione in cui uno di loro sta fra la morte e la vita, e quale vita. Principi della Chiesa rincarano le loro incrollabili prescrizioni. Ma anche il loro vocabolario scricchiola. "Eutanasia", ha ripetuto Benedetto XVI domenica, "falsa risposta alla sofferenza". Forse non intendeva rispondergli il presidente della Repubblica, quando ha detto asciuttamente che nella vicissitudine di Eluana non si tratta di eutanasia. Non è eutanasia. È l' interruzione di una cura non voluta - diciassette anni dopo! - lecita e buona quanto la prosecuzione di una cura voluta. Ci sono anche altri segni, nella lingua. Non conosco il presidente della Camera, e l' idea che me ne sono fatto negli anni derivava anche da certi suoi tic retorici: «Non v' ha dubbio alcuno che...», «Di tutta evidenza...». Ieri ha detto di aver solo dubbi, e nel dubbio di affidarsi ai primi responsabili: «Personalmente ho solo dubbi, uno su tutti: dov' è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla». C' è un bellissimo pensiero, forse il più umano dei pensieri, nel discorso che il Papa ha voluto dedicare domenica all' ennesima condanna dell' eutanasia. «Nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio». Un pensiero così bello, la ribellione alla dilapidazione delle lacrime non asciugate, non viste, non ascoltate che bagnano la terra, ha tuttavia santificato in passato e vorrebbe giustificare ancora una rassegnazione alla sofferenza. Rifiutare il dolore, curarlo, lenirlo, ridurne l' aggressione alla dignità dei corpi e delle menti, è un compito decisivo. Non basterà a cancellare la sofferenza dalla condizione umana: quella sofferenza che, anche senza cercarne il riscatto in un Dio, vissuta da ciascuno e da ciascuno immaginata, permette agli umani di sentirsi prossimi e fraterni. È questa solidarietà il senso della nostra sofferenza. Oceani di lacrime inondano la terra. Se non c' è un Dio a raccoglierle, e tanto meno ad amarle come un sacrificio umano a lui offerto, ciascuno di noi può prendersene una parte. Nei prossimi giorni si vorrà inscenare l' impressionante gara di angeli e demoni che si contendono il corpo di Eluana, come in un Trionfo della Morte del medioevo contemporaneo, che vuole celebrare nell' aldiquà il suo giudizio universale. Sceso dal suo viaggio di accompagnamento di Eluana, l' Eluana com' è oggi, non quella delle fotografie, il primario di anestesia udinese ha detto parole toccanti: «Sono profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale». Il Parlamento andrà avanti a discutere di una legge sulla fine della vita, che vorrà forse sfidare la libertà e la volontà della grande maggioranza dei cittadini, costringendoli vita natural durante, e anzi innaturale, alla alimentazione forzata. Se avvenisse, la legge colmerebbe un vuoto con un pieno assai peggiore. - ADRIANO SOFRI

6 febbraio 2009

Perché Meritarsi Alberto Sordi?
Oggi non c'è la tranquillità necessaria per scriverci su.
Oggi c'è Eluana..., e c'è il Governo. E' di non più di un'ora fa la notizia del decreto 'salva (?) - Eluana'. Ecco, cosa ci meritiamo: il peggio. Addirittura Fini è riuscito a dire (anche nei giorni scorsi) qualcosa di non banale. Complimenti. Propongo una cosa: fonti 'ufficiali' hanno negato il contatto telefonico tra Santa Sede (Tettamanzi?) e il Capo del Governo (che, prometto, non pronuncerò mai). Ecco: suggerirei di utilizzare un'intercettazione telefonica, per verificare la notizia... O è segreto di stato?
Io sono laico, e mi ritengo ben più 'caritatevole' di qualsiasi cattolico. Non fosse altro che per non voler 'convertire' nessuno e rispettare le scelte di tutti, e di ciascuno.
Mi fa schifo la violenza di questi giorni, e spero davvero che questa storia finisca presto, così come è già finita 17 anni fa...
Proporrei la data di oggi (giorno anche di un'altra inaudita violenza sul corpo e sull'anima dell'uomo (della donna), quale l'infibulazione) come il giorno di commemorazione del principio della laicità dello stato e della non ingerenza della Chiesa nella vita politica.
Domani chissà, ma oggi c'è da incazzarsi, anche con le lacrime agli occhi...